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lunedì 31 ottobre 2016

Quinto anniversario

Ed eccomi qua, col solito post anniversario. Unica vera costante di questo desolato blog.
Mi scuso per il ritardo, ma il 4 ottobre ero in Argentina, da qualche parte in Patagonia. Ma questa é un'altra storia.
L'anno passato é stato strano sotto molti punti di vista, e per questo devo dire che é volato senza che me ne accorgessi.
Il clima per iniziare: l'inverno é stato sin troppo mite, il che é incredibile per una città come Berlino la cui latitudine é prossima alla Siberia. Per cui l’attesa e l’apprezzamento per la primavera non é stata cosi trepidante come gli altri anni. Di contro l’estate ha fatto abbastanza schifo, il che é perfettamente nelle corde di Berlino.
Lavorativamente parlando, ho concluso il post-anniversario scorso dicendo che avevo appena accettato una nuova offerta da una compagnia blasonata e quotata in tutta la Germania, e ora in Europa (data la recente acquisizione da parte di un gruppo internazionale). Vorrei dire che sono tutte rose e fiori, ma conflitti interni e difficoltà organizzative, stanno portando una serie di problemi e un turn over di personale, che mi ricordano purtroppo un film già visto. Spero solo che questa incertezza passi con l’anno che verrà.
La vera soddisfazione dell’anno é la casa, che a fatica e con una certa perseveranza ho arredato e reso funzionale ai miei bisogni, e ne sono oggettivamente orgoglioso.
Dall’altra parte, quello che ha davvero rovinato l’anno passato, sono una serie di grane legali che sembrano non avere conclusione: in primis la famosa palestra di Madonna (la Hard Candy che ho menzionato sempre nel post dell’anno scorso) che é fallita chiudendo i centri da un giorno all’altro. Peccato che io avevo appena pagato 1000 euro per una sottoscrizione a vita (sì, avete letto bene, un abbonamento per tutta la vita a soli 1000 euro). E così adesso concorro coi creditori alla bancarotta della mia palestra. Nessun cenno dalla signora Ciccone per ora.
Altra grana é dovuta alla precedente casa che ho affittato per 4 anni. Non per vantarmi, ma quando affittai quell’appartamento non era propriamente un gioiello. Ho sistemato i mobili che chi c’era prima mi ha lasciato; messo le tende; sbiancato le pareti e soprattutto dato una profonda pulita visto che chi c’era prima aveva un gatto che perdeva più peli di me prima e durante l’alopecia. In tutto questo per 4 anni ho sempre pagato tutte le spese, non ho mai rotto i coglioni alla proprietaria, ne ai vicini di casa (seppur ad un certo punto mi hanno schiaffato un ristorante al piano terra, con cucina nelle cantine). Quando sono andato a Sofia per quasi 4 mesi, mi sono sognato di subaffittare il mio appartamento, perdendo una barca di soldi, ma con la paura che qualcuno lo rovinasse, causandomi più danni che benefici. Bene, quando ho lasciato l’appartamento a Novembre, mi é stata negata la possibilità di trovare qualcuno che mi subentrasse prima della scadenza effettiva del contratto (Gennaio 2016) e che comprasse tutti i mobili. Quindi mi sono dovuto prendere la briga di vendere tutti i mobili, verniciare casa e soprattutto pagare l’affitto a vuoto per 3 mesi. Quando ovviamente la cosa non era successa per me. E per concludere questa favolosa storia, ad oggi non ancora rivedo la mia caparra (ben 1800 euro) per motivi ignoti. Il termine massimo é sei mesi dalla fine del contratto, per cui ora l’agenzia é in piena illegalità, ma ovviamente la cosa non tange nessuno a parte me. Ovviamente sto procedendo anche in questo caso tramite il mio avvocato, ma temo che sarà una lunga e dispendiosa storia.
Per concludere, come ormai mi rendo conto guardando il mio non-blog, Berlino é entrata nella mia quotidianità come un paio di pantofole, non adatte alle grandi occasioni, ma comode come poche cose al mondo. Probabilmente anche Berlino si é adattata alla grande mole di immigrati, perché ormai ho la sensazione che manco ci si sforzi piú di parlare tedesco, ma bensì inglese.

Se non ci sentiamo prima, buone feste!

venerdì 3 ottobre 2014

Terzo anno

Ebbene si. Mi trovo in USA per una breve vacanza, e mentre il jet-lag mi ha privato del sonno, ho realizzato che ad ottobre sono 3 anni che mi sono trasferito a Berlino.
è stato un anno intenso, pieno di vita, come al solito. L’anno scorso scrivevo del mio secondo anno a Berlino da Sofia, proprio nel mentre che la mia startup stava prendendo forma. Ora a distanza di un anno quella parentesi è chiusa e io già da aprile ho un altro lavoro full time in un’altra azienda. Perché poi alla fine Berlino è anche questo, un’altra possibilità te la da sempre, sempre che tu sappia coglierla al volo. E così mi ritrovo a pensare al mio rapporto con questa città a distanza di 3 anni, che per Berlino valgono come 30, ma di nuovo da molto lontano.
Sono a Chicago, solo da 2 giorni, eppure sono già pazzo di questa città. Mi succede sempre quando vengo in America, è come un richiamo fortissimo, un’attrazione fatale forse fomentata da mille serie tv viste in tenera età. E poi so già che quando andrò via sarà un pugno nello stomaco, un altro. Ecco, Berlino per me non è stata così, non lo è tuttora; non è stato un colpo di fulmine, non mi ha attirato a se con inutili moine (quelle che i tiggi nazionali propinano e che sono solo favole), non è stata nemmeno un ripiego. Ho voluto provare, certo che peggio della vita che stavo vivendo non poteva essere. E poi lentamente, con un vicendevole corteggiamento abbiamo deciso che poteva valere la pena avere una relazione. Ma ogni giorno costruiamo qualcosa di nuovo, litighiamo, facciamo pace, litighiamo di nuovo.
Guardando indietro ai 10 motivi che mi trattengono qui e a quelli che mi farebbero andare via, sinceramente comincio a ripensare seriamente alla mia permanenza a Berlino, alla luce del fatto che la bilancia comincia a pendere verso i secondi 10 motivi. E poi come ogni bella storia d’amore che si rispetti, in amore vince chi fugge! 
Ma a parte questo comincio ad essere stanco. Stanco di quello che scrivevo come un motivo per restare, ovvero che non e’ una città per vecchi, e purtroppo le migrazioni di massa di questi ultimi due anni, hanno ulteriormente abbassato l’età media. E se va bene vivere la notte come quando avevo 18 anni senza essere giudicato, non va bene trovarsi a fare colloqui o a dipendere da gente che ha un 9 davanti l’anno di nascita. Faccio davvero fatica a configurarmi in un contesto dove il mio “capo” o chi decide per me non ha nemmeno 2 anni di esperienza alle spalle. Ne va del mio orgoglio, dell’amor proprio, e ormai qui sta diventando la regola. Non avrei mai voluto far ruotare la mia vita o la mia soddisfazione personale intorno al lavoro, ma purtroppo è l’attività che occupa più tempo nella mia giornata, e diventa sempre più difficile se hai una certa età e una certa maturità professionale.
Nella lista dei 10 motivi che mi farebbero scappare da questa città, parlavo degli italiani a Berlino. La situazione è chiaramente degenerata, e se da una parte hanno colonizzato la città con 1000 nuovi ristoranti (il che non mi dispiace), dall’altra hanno fatto venire alla luce quello che i tedeschi sono, arrivisti e speculatori. Purtroppo l’arrivo in massa di italiani, spagnoli, greci e portoghesi alla ricerca disperata di un posto di lavoro e di una casa, ha portato ad un decremento spaventoso dei salari (vista la mole di gente disposta a lavorare per 1/5 dello stipendio) e contestualmente ad un aumento vertiginoso degli affitti per le case. E il trend non è destinato a cambiare.
Inoltre, dopo un po’ che vivono qui, quando la situazione si prospetta meno rosea di quella italiana, subentra la frustrazione, e a questo punto è tutto uno sfogo sul primo che capita (tendenzialmente connazionale, vista l’incapacità di poterlo fare sui tedeschi data la mancanza delle conoscenze linguistiche per farlo) oppure frega frega il prossimo tuo.
Inevitabilmente questo si sta riflettendo sulla mia vita, e di chi è qui da più tempo di me: prima di tutto sul lavoro, la sensazione è che io non possa più chiedere niente, poiché nel caso l’uscita so dov’è e soprattutto sanno che di gente disposta a lavorare per meno e in silenzio ne trovano quanta ne vogliono. E parliamo di lavori altamente qualificati (non oso immaginare per quelli per cui non è richiesta nemmeno una laurea). Per quanto riguarda la casa, anche volendo cambiare zona (avvicinandomi all’ufficio per esempio) ormai sono tutte carissime rispetto a quando arrivai, per tanto me ne resto qui, dove per lo meno l’affitto rimane quello di 2 anni fa. Insomma, è diventato tutto un prendere o lasciare, un accontentarsi. E io, come forse si sarà capito dai miei post precedenti, non mi accontento facilmente.

Per concludere, cara la mia amata-odiata Berlino, in questi 3 anni ce la siamo spassata è vero, ma se i brutti momenti continueranno ad offuscare quelli belli, non potrò fare altro che lasciarti, ma se non altro resteremo amici. Per sempre.

lunedì 10 dicembre 2012

I 10 (o forse meno) motivi per cui lascerei Berlino domani (o forse oggi)


Siccome non é tutto ora quel che luccica, ho stilato una personalissima lista di quelle che sono le ombre di questa cittá e che a volte mi gettano nello sconforto.
Probabilmente ai piú risulterá un concerto della banalitá, ma vi assicuro che non sono il primo a dire che tutti gli stereotipi che abbiamo sulla Germania (quelli positivi) decadono dopo il primo mese di vita a Berlino (e poi qualcuno dice che Berlino non é Germania, benissimo, ma devo ancora verificarlo...). 
Partiamo:
  1. Il clima, inevitabilmente brutto. E pare che il mio primo e unico inverno sia stato tra i piú miti degli ultimi 50 anni. Ma forse al di lá della rigiditá che comunque c´é, quello che spaventa é la lunghezza del periodo freddo e la brevitá delle giornata in questo periodo (alle 16 é gia buio!). Per dire, l’anno passato ha avuto un primo periodo di “caldo” (20 gradi o poco piú) solo nella prima settimana di maggio! Da novembre a fine aprile ha fatto freddo. Che poi ci siano mille modi per farsela passare questo é indubbio (chi ha detto vodka?), ma comunque la mancanza di sole per un mediterrOneo come me é dura, e non ci si puó fare quasi niente (a meno di aprirsi un bar a Sharm el Sheik e farci una capatina il weekend).
  2. La burocrazia. Premetto che non so cosa debba fare un tedesco se si trasferisse in Italia, ma io parlo per la mia esperienza qui, da italiano (quindi europeo) e con un lavoro giá per le mani, quindi da “privilegiato”. Un incubo. Non aggiungo altro. E non oso immaginare il giorno in cui lasceró la Germania. Tutti dicono che basti de-registrarsi dal comune di Berlino per chiudere automaticamente tutto, ma quando ho cambiato indirizzo e quindi ho modificato la mia precedente registrazione, ho dovuto comunicare manualmente l’indirizzo a qualsivoglia ente (persino al mio operatore telefonico mobile). E in questo frangente é andato perso il nuovo bancomat che mi dovevano mandare per posta. In compenso ho ricevuto tre tessere per la krankenkasse.
  3. Le case. Quí si sfocia nel grottesco e non me ne vogliate, ma adesso venitemi a dire che non vi mancano tapparelle e bidet... suvvia! Capisco l’inverno che di luce non ce n’é, ma d’estate invece? Che fa giorno alle 4 a momenti? Per quanto buone e scure e spesse siano le vostre tende, ad una bella serranda o persiana non c´é alternativa. Sul discorso igiene intima personale poi ci torneró dopo, ma é strettamente collegato alla latitanza del mitico bidet. Si lo so che ci sono molti modi per sopperire a questa mancanza, e li sto sperimentando tutti anche con qualche effetto collaterale (vedi allergie), ma la comoditá di un bidet é impareggiabile. Punto.
  4. La sporcizia. In senso lato. Se escludiamo poche vie o qualche quartiere un po´piú fighetto (vedi Charlottenburg o Schöneberg), Berlino é una cittá sporca. Difficilmente se uscite di casa con scarpe bianche o pantaloni bianchi li riporterete a casa dello stesso colore; se poi prendete un qualsivoglia mezzo pubblico, allora non ci sperate proprio! In alcuni quartieri poi a tutto questo dovete aggiungere una piú che probabile doppia suola di cacca di cane (sempre che non camminiate a testa china scrutando il marciapiede come cani da tartufo). I locali, per chi viene dall’Italia, risulteranno al limite del tollerabile, ma io personalmente li trovo affascinanti (anche la peggiore delle bettole mi ha regalato serate indimenticabili): bisogna fare i conti con tavoli e panche sporchi; il piú delle volte e questo é dovuto alla mancanza delle tovaglie che qui non vengono usate. Quando va bene c´é una tovaglietta monouso, altrimenti si mangia sul nudo legno. In alternativa alle panche o sedie di legno, spesso si trovano poltrone o divani che hanno l’aspetto e anche un’alta probabilitá di essere stati raccattati per strada. Parlando di ufficio e ambiente di lavoro a tratti é anche peggio, ma anche qui posso solo esprimere considerazioni sulla mia personale e unica esperienza. Nelle start-up spesso vi é una cucina ad uso comune, con lavastoviglie. Bene, io vi farei vedere la condizione di questa cucina a fine giornata: un campo di lotta col fango! E mi chiedo come sia possibile che tirando fuori le tazze dalla lavastoviglie queste siano ancora piene di croste e cose indecifrabili. Alla cucina é spesso annesso un frigorifero (o piú di uno) sempre ad uso dei dipendenti: ormai ho la certezza che il virus d’ebola é nato in uno di questi. É prassi comune aprire le cose, conservarle in frigo e lasciarle li fino al prossimo giubileo. La mia paura é che qualcuno le mangi pure. Non parliamo dei bagni poi. Il punto é che anche in Italia avevamo spazi comuni che usati per 9 ore di fila da un gran numero di persone a fine giornata (o settimana) erano pari ad una latrina, ma se non altro c´era un’impresa di pulizia che se ne occupava. Quí, nel mio ufficio, non ne ho mai vista una. Sospetto che qualcuno ogni due settimane pulisca i bagni, ma non ne ho la certezza! Per la cronaca ho rimediato qualche colite e nulla di piú in questi mesi. Niente di grave insomma.
  5. I tedeschi. E vabbé. Come dicevo nell’elenco dei pregi, alcune cose le avrei messe anche tra i difetti. E infatti ho inneggiato io per primo alla loro individualitá che li porta a non cagarti di striscio almeno che tu non lo voglia, il che non crea rapporti falsi e ipocriti. Ma questo non é vero per quanto riguarda il rispetto della persona che hanno davanti, soprattutto se per qualche motivo sta invadendo il loro spazio o gli si sta facendo perdere tempo. Camminando per strada la gente ti viene semplicemente addosso sfondandoti un braccio, il torace o una gamba e non aspettatevi un “entschuldigung mich” o un “sorry”, probabilmente hai la tua dose di colpa se quel tedesco ha pensato di toglierti dal mondo: forse col tuo grosso culo stai occupando troppo marciapiede affinché lui possa passare agevolmente e in scioltezza, o forse non stai camminando perfettamente in linea retta, il che gli impedisce di superarti con facilitá (vagli a spiegare che stai schivando cacche di cane, pozze di vomito e bottiglie di vetro rotte). Lo stesso comportamento é evidente anche per le strade. Macchine, cicli e monocicli raggiungono un grado di incivilitá impensabile per qualsiasi italiano. Le piste ciclabili non sono sempre ben distinte dal marciapiede (di sicuro quasi mai ne sono separate) e a maggior ragione di notte puó capitare che un piede ti finisca per sbaglio oltre il limite consentito : questa caro pilota di formula 1 su due ruote non é una buona scusa per uccidere nessuno! Gran parte dei passaggi pedonali non prevedono strisce o segnalazioni in particolare; questo, se lo sommate alla naturale propensione dei tedeschi a correre come matti coi loro mezzi a motore, rende l’attraversamento di una strada di Berlino un vero e proprio sport estremo! Passiamo ora al capitolo file (croce e delizia di noi italici). Qui a Berlino ho scoperto che non sei obbligato a fare file, mi spiego: la fila c´é (anche se a volte non é cosí chiara) ma tu puoi fare a meno di farla, ti becchi quel centinaio di occhiatacce ma nulla di piú. E se tu sei il pirla che si é messo in fila tre ore prima per entrare in un locale, e il furbetto appena arrivato ti passa davanti, non venirmi a dire che non avresti voglia di mettergli le mani addosso! Inoltre, non capisco perché sistematicamente quando c´é una fila devono starti attaccati addosso facendoti percepire letteralmente il loro fiato sul collo, per non dire altro! Cosa pensano, che deflorandomi il retto io per miracolo faccia sparire tutti quelli davanti a me? E poi diciamocelo, non si lavano. A loro discolpa posso solo dire che non hanno il bidet. 
  6. Il tedesco, inteso come lingua. Questa é una ferita ancora bella sanguinante per il mio orgoglio. Nella vita ho giá affrontato lo studio di lingue straniere, anche da autodidatta, e quindi (pur non conoscendone mezza parola) non ero intimorito dalla lingua tedesca. Ebbene, dopo 3 corsi (A1 e A2 presso il prestigiosissimo Goethe, di nuovo A2 in ufficio con insegnante privata) io non ci capisco ancora niente. Il tedesco ha una grammatica estremamente rigida, che fa uso di regole “matematiche” e soprattutto dei famigerati “casi”, il che fa si che la struttura della frase, finanche della singola parola, hanno un’importanza fondamentale per il senso della stessa. E questo porta alla seconda terribile veritá: il tedesco, a differenza dell’inglese per esempio, non é scalabile! O lo sai, o non lo sai (poi sta alla faccia tosta dell’individuo buttarsi o meno in una conversazione). A mia discolpa posso anche dire che alla teoria dei corsi non ho fatto seguire molta pratica, ma in ufficio di tedeschi ce ne sono davvero pochi (nel mio dipartimento manco uno)  e le scuole (come la cittá) sono stracolme di italiani. Ma questo é il prossimo punto...
  7. Gli italiani a Berlino. Io mi sono circondato di italiani, i miei amici qui sono tutti italiani, ma non posso negare che ho conosciuto nostri connazionali davvero al limite del ridicolo e da cui per tanto rifuggo. Li vedi e li riconosci da un chilometro di distanza, sono gli italiani che vengono qui perché “vivere-a-Berlino-fa-figo”. Sono tendenzialmente alternativi che pensano di campare d´”arte” a Berlino (alzi la mano chi non conosce qualche italiano a Berlino che fa il fotografo, il dj, il musicista, il pittore o l’attore) peccato che cosí non é; peggio sono i dandy esaltati dall’onda internettiana che vengono qui pensando di aprire una start-up in 5 minuti: magari ci riescono pure, ma in 2 minuti poi la chiudono. Io, nel mio piccolo, ho capito che a Berlino non v´é certezza per nessuna cosa. Se si vogliono fare soldi con arte e internet io punterei su altri lidi. Che poi Berlino sia figa, questo non lo metto in dubbio, ma per favore non ditelo troppo in giro.
  8. C´é un futuro a Berlino? Nel senso che ora ci sto bene e mi diverto, ma ho 32 anni e nessun legame sentimentale da farmi fare progetti a lungo termine; cosa succederá tra 3-4-5 anni quando mi avvieró seriamente verso i 40? Cosa avró per le mani se resteró in questa cittá? Una carriera? Ne dubito... la scena tecnologica di Berlino ruota su pochi grossi e tanti piccoli, i quali muoiono e rinascono ogni giorno per permettere di avere un vero percorso al loro interno. Una casa? Non penso... i prezzi stanno raddoppiando nell’arco di 5 anni, la gentrificazione é in atto e il debito pubblico della cittá in vertiginoso aumento. Una persona molto saggia una volta mi disse che a 40 anni sei giá in ritardo per molte cose... ecco, io vorrei arrivarci puntuale!
La mia personalissima classifica dei lati oscuri di Berlino finisce qui. Ma come? Non dovevano essere 10 punti? E no! Se lo fossero stati la bilancia sarebbe stata pericolosamente in equilibrio. Il fatto che i lati positivi siano superiori in numero a quelli negativi fa si che io decida di restare qui. Finché dura...

martedì 1 maggio 2012

Anmeldung, krankenkasse e cazzi e mazzi


La burocrazia tedesca puó essere una spina nel fianco per chi arriva a Berlino pensando che il peggio lo abbiamo noi in Italia. Non si scappa... senza la anmeldung (l’iscrizione al comune di Berlino) non si fa niente. Supponendo che abbiate giá un lavoro da dipendente e che arriviate a Berlino per iniziare questo lavoro, nell’ordine bisogna:
  1. Comprarsi una sim tedesca nei posti tipo rossmann, lidl e rewe, di operatori come fonic e blau che richiedono l’attivazione online e quindi non tramite operatore che vi richiederebbe l’anmeldung. In fase di registrazione della sim fornite pure un indirizzo falso o di un amico (potrete modificarlo in seguito). Blau nello specifico possiede molte opzioni dati flat per smartphone a partire da pochi euro mensili (4,99 nel momento in cui scrivo); quest’ultima informazione si collega a quello che spero ormai sia un dato di facto per il 2012, ovvero che senza internet non si va da nessuna parte (anche perché vi serve per registrare la sim online).
  2. Cercare casa, disperatamente! Molti avventori sono dell’avviso di cercarsi un buco anche solo per poche settimane o mesi per poi trovarsi una sistemazione definitiva (e ho giá spiegato che non é cosí difficile trovare annunci per case in affitto anche solo per una settimana); io per quanto detto e per quanto mi é capitato non sono di questo avviso. Costa troppa fatica girare una cittá (sconosciuta) delle dimensioni di Berlino a soprattutto non dimenticarsi MAI che a dispetto di ció che mi era stato riferito, il cambio di indirizzo va ogni volta comunicato presso quegli uffici che ne fanno uso, in primis bisogna dis-anmeldarsi dal vecchio domicilio e ri-anmeldarsi nel nuovo (e questo richiede file impegnative, a meno che non vi prenotiate online se il vostro Bürgeramt lo prevede); se poi siete iscritti all’AIRE dovete comunicarlo anche al consolato italiano presso l’ambasciata, e infine se avete un conto corrente tedesco dovrete fare il cambio di domicilio anche presso la vostra banca. Quindi trovatevi una casa (che giá é una gran cosa) e tenetevela stretta!
  3. A questo punto c´é un passo ovvio: fare sta cavolo di anmeldung! Trovate il Bürgeramt (l’ufficio competente del vostro quartiere) piú vicino e se possibile prenotatevi online per fare la vostra registrazione, in alternativa all’atto della consegna del numero per il vostro turno é possibile lasciare un numero di cellulare tedesco (ecco perché tra le altre cose vi serve una sim) per essere avvisati dieci minuti prima della vostra chiamata. Io la butto lí, anche perché in molti mi smentiranno, ma a me e altri conoscenti é capitato di trovare impiegati che non parlavano un acca di inglese. Morale: se avete un amico che parla tedesco é venuta l’ora di offrirgli una cena!
  4. Fatta l’anmeldung in cui avrete comunicato il vostro indirizzo, dovrete pazientare qualche giorno per la ricezione via posta del vostro codice identificativo (codice fiscale). Io ho dovuto aspettare solo qualche giorno e ho ricevuto un semplice foglio con in alto a destra riportato il codice malefico.
  5. Se avete un contratto di lavoro (o forse anche no) con il codice fiscale tedesco dovrete recarvi all’ufficio delle finanze (Finanzamt) e registrarvi anche presso di loro per essere in regola col pagamento delle tasse (e quí non siamo in Italia... non aggiungo altro).
  6. Infine sempre con l’anmeldung in mano dovrete provvedere a stipulare un’assicurazione sanitaria (krankenkasse) che nel mio caso (essendo pagata per metá dal datore di lavoro) é stata fatta dalla mia azienda. Riceverete per posta un tesserino sanitario che dovrete usare come quello italiano.
  7. Ricordo, soprattutto per chi ha pendenze fiscali con l’Italia che entro 90 giorni dall’arrivo in Germania bisogna (diciamo bisognerebbe) iscriversi all’AIRE (ass. italiani residenti all’estero) presso l’ambasciata italiana, e anche in questo caso bisogna fornire l’anmeldung comprovante la vostra residenza a Berlino. Per vostra informazione con la registrazione all’AIRE perderete l’assistenza sanitaria italiana (che comunque vi da accesso all’assistenza sanitaria tedesca pagando 10 euro), quindi se non avete l’assicurazione tedesca fossi in voi ci penserei un attimo.

venerdì 13 aprile 2012

Riassumendo... cercare casa a Berlino ed abitarci


Senza la presunzione di dare consigli non richiesti o elargire lezioni su argomenti troppo soggettivi, mi permetto di fare il punto su quello che ho imparato sulle case a Berlino:
  • Cercare casa non é semplice. Nel mio caso é stato complesso ma alla fine in una settimana una casa l’ho trovata con tutte le pseudo-tragedie che ne sono scaturite in seguito. Navigando tra vari forum e sentendo testimonianze dirette devo dire che soprattutto in questo periodo storico trovare casa é quasi impossibile e se sicuramente stiamo assistendo ad un migrazione di massa verso la capitale tedesca, é anche vero che noi italiani (io in testa) abbiamo delle aspettative (spesso) molto alte. Vogliamo tutti un bel monolocale / loft nel quartiere che piú ci rispecchia, ma purtroppo a Berlino vince chi si adatta. Quindi per cercare casa non rimane altro da fare che rastrellare tutte le possibili fonti di annunci (e ovviamente sto parlando di internet), sostenere quei (fastidiosi) provini e beccarsi un bel po´ di due di picche e perseverare nella ricerca.
  • Ottobre é il mese peggiore per cercare casa a Berlino: iniziano i corsi universitari e se voi non siete studenti difficilmente supererete i “casting”.
  • Abbassare fino al limite della decenza le aspettative sulla casa e sui coinquilini. Io ho pagato caro questo aspetto (e forse anche la mia padrona di casa). Le case (e le stanze a Berlino) sono di norma vuote e per lo piú sono vecchie (bene che vi va restaurate) quindi qualche malfunzionamento o qualche carenza sono leciti e probabili (per non dire certi). Puó capitare che il precedente inquilino vi faccia un forfait del suo arredamento, ma non sempre conviene (a Berlino ci sono molti IKEA, quindi fatevi i vostri conti) e a volte il letto é un materasso buttato per terra. Anche con i coinquilini non ho trovato molte vie di mezzo: se capitate con studenti o “artisti” vi beccherete un WG party a settimana (il che significa tanto spasso e poco sonno), se capitate con lavoratori seriali silenzio in sala che alle 22 si dorme.
  • Prediligere contratti di affitto “flatrate”: io saró anche freddoloso, ma vi assicuro che qui i termosifoni funzionano molto, e le bollette non si pagano da sole! Inoltre avrete bisogno di internet (anche solo per usare skype / facebook per rimanere in contatto con i vostri cari) e questa seppure bassa é pur sempre un’altra spesa. Visto che di solito é possibile avere un contratto che comprende anche le spese, fatevi i vostri conti ché magari vi conviene (e se mal sopportate i -15 gradi é meglio prevenire che curare).
  • Ovviamente, ma é meglio dirselo ancora una volta, niente bidet!
Per concludere, a bilancio di questo primo mezzo anno a Berlino, vi lascio con un barlume di speraza: i primi mesi non sono mai una passeggiata, ma col passare del tempo non si puó che innamorarsi di Berlino... poi fra un po´di mesi dovró rimettermi alla ricerca di una casa e probabilmente torneró a maledire il giorno in cui ho deciso di trasferirmi, ma passata la tempesta mi ricorderó che tutto questo fa parte della follia di questa cittá.

giovedì 12 gennaio 2012

Il pesce... nella rete


Se c’é una cosa che mi ha colpito durante la prima visita in quella che é ancora la mia dimora, é il bagno. Sulla toilette qui in Germania ci sarebbe da fare un discorso lungo e articolato, ma il rischio é di sfociare in stereotipi del tipo ‘i tedeschi non si lavano, noi invece abbiamo persino il bidet’. Comunque la pensiate sull’igiene personale, io sono dell’avviso che un bagno funzionale con una bella doccia, laddove si ha la necessità di lavarsi spesso, é fondamentale. E dalle case che ho visto non sempre questa è una costante: personalmente odio la vasca da bagno, non vivrei senza doccia, e preferisco di gran lunga lavandini di dimensioni generose, onde evitare di allagare la casa ad ogni lavata di denti. Bene, questa casa ha un bagno nuovo, chiaramente aggiunto alla stanza in un secondo tempo, ma proprio per questo con una bella doccia ad angolo di dimensioni più che generose, bei sanitari in perfette condizioni e un grande specchio. Ma come insegna la cultura popolare, l’apparenza inganna! Dopo sole due settimane che vivevo nella mia pseudo casa, tornando dal lavoro ho trovato un biglietto scritto dalla signora tedesca della terza stanza in cui mi invitava a chiamare l’amministratore per delle copiose perdite d’acqua provenienti dal mio bagno nelle cantine sottostanti. Tralasciando la mia ennesima reazione melodrammatica, ma dovuta al sommarsi di tutti gli eventi precedenti, contatto la mia padrona di casa in Italia, la quale chiama il suo agente qui a Berlino che telefona all’amministratore di condominio affinché mandi qualcuno a sistemare la perdita. Appuntamento fissato per la settimana successiva alle 8 di mattina. Alle 7 e quaranta minuti erano già alla porta (in realtà li ho sentiti per sbaglio bussare vista la mancanza di citofono e campanello), e ho scoperto che spesso i tedeschi sono più che puntuali, diciamo largamente in anticipo. Fortunatamente i due idraulici parlavano un po’ di inglese per cui c’é stata un minimo di conversazione che ha avuto più o meno questa dinamica:
IO: Scusate, ma com’è possibile che arrivo io e si verificano queste perdite, mentre con chi c’era prima niente?
IDRAULICI: Vedi, il muro è in grado di assorbire piccole perdite ma se uno si fa la doccia troppo spesso OVVIAMENTE non ce la fa!
IO: Ah! Quindi la colpa é mia che mi lavo tutti i giorni?!?
IDRAULICI: (alzata di spalle)
Ormai l’espressione perplessa è entrata a far parte del mio corredo rughe, perché di queste conversazioni ‘surreali’ ne ho avute abbastanza. 
Rimosso il piatto doccia, siliconato qui e là, sembrava tutto risolto. Ma così non era, in quanto a me era stato detto che la doccia era perfettamente  funzionante, mentre alla mia padrona di casa (o a chi per essa) era stato riferito che c’erano da cambiare dei tubi per i quali erano necessari lavori più lunghi e di entità tale che il condominio non li copriva. E cosí verso dicembre ancora una volta mi hanno risfondato la doccia e fatto altri lavori che mi sono rifiutato di sovraintendere data la mancanza di ferie che avevo (mancanza dovuta comunque a questa casa) e per tanto sono andato a lavorare lasciando questi sconosciuti a casa mia da soli. Ora pare che tutti funzioni, ma da che ho preso in affitto questa casa di originale c’é rimasta solo la tazza del water e poco altro, e vorrei puntualizzare che veniva reclamata come casa ‘chiavi in mano’, chiavi inglesi forse!
Argomento piú spinoso, ma fortunatamente l’ultima delle rogne successe, é il discorso internet. Senza addentrarmi anche in questo caso in inutili ovvietà, oggi come oggi dove vai se l’adsl non ce l’hai? Se poi ci mettiamo necessitá di comunicare via skype con parenti lontani e lavoro con possibilitá di essere fatto a casa (qualche volta), ci si rende facilmente conto perché l’avevo imposto come condizione vincolante per prendere in affitto la casa. La padrona di casa anche in questo caso non si é opposta, intestandosi tutto lei per altro, ma a patto che la connessione fosse condivisa tra i 3 inquilini (installazione obbligatoria lungo il corridoio comune) e che fondamentalmente mi occupassi io dell’installazione della linea. Dopo un rapido giro di siti e negozi (mediamarkt qui ha tutti gli operatori a pochi metri l’uno dall’altro), accantonata l’idea della fibra ottica (economica e soprattutto facile da installare poiché arriva tramite cavo dell’antenna televisiva, ma che purtroppo non copre la mia viuzza) ho ripiegato per quel sapore di casa che si chiama Alice ma che é qui erogata da O2. In fase di richiesta ho esplicitato a caratteri cubitali la volontá di installare una NUOVA linea telefonica, poiché ne io ne tantomeno la padrona  di casa (sic...) sapevamo se era giá presente una linea, ed inoltre era importante che fosse lungo il corridoio. Bene. Compilato il form di richiesta sul sito, vengo informato telefonicamente che a breve avrei ricevuto il modem - router wifi e che il tecnico sarebbe passato da me di li ad una settimana di mattina. Modem ricevuto senza intoppi, e tecnico arrivato di prima mattina, ma bene per me che non ho fatto tardi al lavoro. Da questo punto in poi é cominciato il calvario del via vai dei tecnici. Ve lo riassumo per brevitá:
  • Tecnico 1: trova una presa telefonica nella seconda stanza, decide di attivare internet su quella (sará poi mia premura chiamare un tecnico che la sposti lungo il corridoio). La presa risulta inattiva quindi mi chiede di andare in cantina a verificare nella centralina se ci sono problemi. Io gli dico che non sapevo di avere una cantina e che quindi non ho le chiavi, ma se mi dava cinque minuti chiamavo la proprietaria e mi facevo consigliare sul da farsi. Nemmeno il tempo di prendere il telefono che mi propina un modulo da firmare con cui ammetto di non essere in condizione di attivare una nuova linea (non avendo rispettato tutto quello che mi era stato detto per email) e che quindi verranno addebitati 75 euro alla proprietaria per l’uscita del tecnico. Io mi oppongo alla firma, e lui minaccia qualcosa che non ho ben capito, ma decifro la rabbia nei suoi occhi e firmo il maledetto modulo. Chiamo la proprietaria e anche lei non sapeva nulla di una cantina (sic...) e quindi avrebbe chiamato l’hausemeister per avere informazioni. Scopriamo che effettivamente l’appartamento non ha una cantina propria, ma il palazzo ha uno spazio comune al quale abbiamo accesso con le stesse chiavi del portone (le mitiche chiavi del portone) che io giá possedevo. Richiamo per un nuovo appuntamento.
  • Tecnico 2: arriva come sempre alle 8 e qualche minuto. Andiamo nella maledetta cantina e vede che non c´é linea (ma va?), quindi torniamo nell’appartamento e scopre che il cavo della linea telefonica é reciso all’altezza della porta d’ingresso (che poi era assolutamente ben visibile e mi chiedo perché il primo tecnico non l’avesse notato) ed é compito di Telekom provvedere alla riparazione e quindi mi avrebbero mandato un nuovo tecnico.
  • Tecnico 3: dopo mille e duecento telefonate, Alice decide di mandarmi un suo tecnico per velocizzare l’attivazione della linea (forse avevano capito che ero ad un passo dalla disdetta). Arriva il tecnico come sempre di prima mattina e mi chiede immediatamente un modulo xyzung che non capisco (lui NON parla inglese e io NON parlo tedesco, il che lo fa spazientire subito). Provo a telefonare ad un amico che possa tradurmi al volo e non risponde, chiamo l’agente immobiliare e non risponde nemmeno lui, al che il tecnico si mette a scrivere qualcosa su un foglio bianco e va via senza aver fatto nulla. Faccio tradurre ció che c’era scritto sul foglio e praticamente scopro che per qualsiasi lavoro che implica l’uso di un trapano IN CASA MIA devo chiedere autorizzazione ai condomini i quali tramite assemblea condominiale o hausmeister rilasciano un documento da dare a chi deve fare i lavori (e questo era il fatidico xyzung che voleva il tecnico!). Chiamo la proprietaria, la quale capisce che sono ad un passo dal dare fuoco alle sue proprietá, e contatta direttamente l’hausmeister il quale decide di mandare lui stesso dei tecnici a far riparare la linea e a spostarla lungo il corridoio.
  • Tecnico 4: liscia come l’olio. Se ne é occupata l’inquilina del secondo appartamento che nel frattempo si era trasferita. Torno dal lavoro e la presa telefonica era li, bella come il sole.
  • Tecnico 5: richiamo Alice per informarli che la linea ora c’era ed era attiva, mancava solo internet. Mi fissano un appuntamento per la settimana successiva di mattina. Aspetto a casa fino alle 13 e non si vede nessuno (notare che io sarei dovuto essere lavoro). Nero come una bestia faccio richiamare Alice chiedendo spiegazioni, e loro insinuano di aver fatto tutto il lavoro da remoto senza intervento presso la mia abitazione, ma stranamente di internet manco l’ombra. Rifissano un nuovo appuntamento.
  • Tecnico 6: ancora una volta non si presenta nessuno, ma comunque costringono le persone a stare a casa fino alle 13 poiché non si puó sapere a priori il tipo di intervento che faranno. Di internet manco l’ombra.
  • Tecnico 7: data l’ormai impossibilitá di chiedere permessi a lavoro, convinco (prego) la coinquilina a restare lei e fortunatamente il tecnico si é presentato. La sera torno a casa e vedo la luce DSL del modem illuminata, il che mi fa ben sperare. Accendo il computer, accedo alla linea wifi ma di internet manco l’ombra. Al che prendo manuale e pagina di configurazione e dopo un paio di improperi e una buona mezzora, con l’aiuto di un mio amico e il supporto morale della coinquilina, abemus internet!!! Da notare che comunque loro non avevano configurato un bel niente, e il modem Alice su linea Alice non é configurato ne autoconfigurabile. Roba che in Italia c´é dal 2005!
A tutto questo via vai aggiungete che sono passati 3 mesi dalla richiesta di attivazione, che ogni telefonata costava mediamente 4 euro (si, i customer care sono a pagamento e molto salati, pensateci bene quando sceglierete il vostro prossimo operatore!), dovevo cercare l’anima pia del mio amico, infondergli la mia rabbia, e pregarlo di incavolarsi al posto mio al telefono (essendo solo per tedescofoni), e in piú non ti danno mai un orario preciso (strano per essere in Germania) ma una ampissima finestra temporale in cui TU devi essere a LORO disposizione. Sommateci anche il NON funzionamento del citofono che mi costringeva alla finestra in attesa di questi stramaledetti tecnici e vi renderete conto del mio stato di stress. E con questo chiudo, perché mi sta tornando l’arrabbiatura di quei giorni.

domenica 11 dicembre 2011

Abito casa... difficilmente!

Prima di procedere con le fatiche che sono seguite al mio trasferimento nella nuova casa, devo fare una premessa: al di là delle sfighe, dello stress e degli attimi di disperazione, io ho avuto la fortuna di trovare una padrona di casa, che seppure vive in Italia, mi ha dato ogni genere possibile di aiuto e infinita comprensione. Forse entrambi dovremmo imparare di più da Berlino e da come funzionano gli affitti da queste parti. Io, data anche l’entità dell’affitto, ho ‘preteso’ che la casa fosse ‘all-inclusive’ di arredamenti e servizi, e soprattutto che questa messa in opera fosse fatta in tempi brevi. La proprietaria di casa, forte di una visione ‘italica’, e consigliata malissimo dal suo agente ma senza possibilità di scelta data la distanza, ha promesso cose e tempi che in Germania, e soprattutto a Berlino, sono improponibili. Qui le camere \ case sono affittate ‘così come sono’, è compito dell’affittuario  provvedere a quello che manca o eventualmente accordarsi con l’inquilino precedente per la cessione di arredamenti e contratti per utenze. Ovviamente l’affitto deve essere proporzionale a quello che viene offerto. Questa doverosa prefazione è dovuta al fatto che in molti che si sono trasferiti qui potrebbero dirmi (o mandare a dire alla locatrice) che a Berlino le cose non potevano andare diversamente e che, anzi, è stato tutto oro colato, ma noi non lo sapevamo...
Il giorno in cui mi sono trasferito ho dovuto concordare l’orario con l’anziana che già viveva nell’appartamento data la mancanza della chiave del portone. Tutto questo è avvenuto telefonicamente e ad opera del mio amico visto che la signora non parla una virgola d’inglese. Qualcuno potrebbe sostenere che la cosa sarà stata semplice vista l’età della donna e lo status di pensionata che uno associa ad una vita casalinga, sbagliato! La signora è SEMPRE fuori casa, a far cosa questo non si sa! E vi ripeto che la donna è tutt’altro che affabile e carina (dimenticate l’immagine della nonnina di cappuccetto rosso!).
Sul discorso chiavi e sul perchè tutte le comunicazioni dovevano avvenire telefonicamente sono necessarie un po’ di perle di vita condominiale tedesche.
Qui in Germania la figura di riferimento dei palazzi (che raggiungono un numero elevatissimo di abitazioni, anche trenta - quaranta) è quella dell’amministratore di condominio (Hausmeister) che svolge attività che vanno ben oltre quelle a cui siamo abituati in Italia. Tutto, e dico tutto quello che riguarda le abitazioni in termini di lavori e manutenzione deve passare per l’Hausmeister e la sua approvazione. Dalle tubature dell’acqua, all’attacco del telefono, passando per le chiavi delle porte, sono mansioni dell’Hausmeister. Questo si è tradotto nell’aspettare una settimana per avere la chiave del portone, giacchè nessuno (a meno di alcuni loschi individui...) può fare una copia della chiave senza un famigerato codice, gelosamente custodito dall'amministratore. Quindi per ogni chiave (comprese quelle della propria abitazione nel mio caso!) è l’amministratore che si occupa delle copie, e questo richiede i suoi tempi biblici, nel mio caso 7 giorni.
Fortunatamente l’anziana alla seconda telefonata si era già rotta le scatole e mi ha prestato una chiave dell’ingresso posteriore accessibile dal vialetto per le biciclette. Il perchè poi dovessi telefonarle invece che citofonarle, è presto spiegato: ne il citofono ne il campanello funzionano! Notare che uso il presente giacchè a distanza di 4 mesi siamo ancora senza citofono. Questo è un altro lavoro richiesto all’amministratore (essendo suo compito) ma che ancora non è stato completato a distanza di cento e più giorni. Forse può sembrare cosa di poco conto, ma questo malfunzionamento mi ha costretto più volte ad aspettare tecnici vari (vedi ADSL) alla finestra per potergli aprire, o ad attaccare un foglietto al portone col mio numero di telefono nella speranza che durante la notte non volasse via.
Le prime notti ho dormito su un ‘letto’ preso dall’altra stanza che versava in condizioni disastrose. Ovviamente senza tende alle finestre per la gioia dei passanti e dei dirimpettai.
Per velocizzare i tempi ho preso accordi con la padrona di casa per occuparmi io personalmente dell’acquisto degli arredamenti scorporando i costi dagli affitti successivi. Questo si è tradotto nel voler risparmiare il più possibile, e quindi IKEA. A questa opzione, vista anche la quantità di mobili e il fatto che io avevo iniziato a lavorare, ho risposto chiedendo qualcuno che si occupasse del montaggio dei suddetti. Su consiglio dell’agente (sempre a mio parere discutibile) mi è stato mandato un tuttofare con un furgone a noleggio che ha prima sgomberato la camera dai vecchi mobili e poi si è occupato del trasporto e del montaggio dei mobili IKEA. Queste operazioni hanno richiesto due faticosissimi giorni, ma alla fine la mia camera era provvista di letto, libreria, tavolo e sedie, e infine (ma proprio alla fine) di tende! Contestualmente è arrivata la prima ‘fregatura’ a posteriori dalla firma del contratto. Il mio bagno è provvisto di attacco per la lavatrice, prova che gli inquilini precedenti l’avevamo montata lì. Quando ho richiesto la lavatrice (essendo una MIA richiesta) davo per scontato che sarebbe stata montata nel mio bagno, e invece no! La padrona di casa con un colpo di coda mi ha detto che sarebbe stata montata in cucina in modo da poter essere usata anche dalla seconda stanza (che sarebbe stata affittata in seguito), il che mi avrebbe portato ad un condivisione forzata della cucina per cui io pago l’affitto e che mi preoccupo io di pulire. Quindi il tuttofare ha dovuto montare anche questo attacco sotto al lavello della mia cucina. Ovviamente l’acquisto della lavatrice è stato mio compito, sempre e solo per affrettare i tempi.
Parliamo della cucina. Dopo il mio trasferimento lentamente ho cominciato a cucinarmi qualcosa ma è quando ho fatto la prima spesa che sono cominciate le sorprese.
Ho aperto il frigo per metterlo in funzione, e ho trovato una florida e multiforme colonia di muffe e una sporcizia che nemmeno un porcile può invidiare. Inoltre una volta aperto non si chiudeva più. Inutilizzabile. Faccio per cucinarmi qualcosa e il mio sguardo va alla cappa sovrastante le piastre elettriche... oltre a non funzionare perchè mancavano i filtri, era fittamente ricoperta di grasso e liquami marrone scuro ormai fusi col metallo. La stessa situazione l’ho ritrovata nel forno e nella ventola di areazione (considerate che la cucina non è provvista di finestra!). Ammetto di aver dato di matto quel giorno, ma era inconcepibile per me che una casa venisse affittata come ‘chiavi in mano’ ed effettivamente io non avevo manco le chiavi. E’ vero che avrei dovuto esaminarla a fondo prima di prenderla in affitto, ma come detto in precedenza non ero lucido, e in quel mentre mi sono sentito fregato e pentito di essermi fidato di italiani. La risposta della padrona di casa non si è fatta attendere, ed ecco arrivare di nuovo il tuttofare con moglie e figlia a tentare di scrostare la cucina: un giorno di lavoro e  nessuno risultato. Alla fine si è deciso per un rinnovo totale ad esclusione del lavello a cui era stata attaccata la lavatrice. Ed ecco arrivare la seconda grossa furbata da parte della locatrice: la cucina era inizialmente provvista di un grosso mobile verticale per poterci conservare il cibo, e onestamente non era messo così male rispetto al resto, ma lei insistette moltissimo perchè venisse portato via in cambio di due pensili che mi avrebbero garantito la stessa capacità. Ed ecco spuntare al posto del mobile un grosso frigo da condividere anch’esso con la coinquilina della seconda stanza (anch’essa italiana). Inoltre del secondo pensile manco l’ombra, ovvero l’ombra c’è ma è nella stanza dell’altra inquilina, io mi sono beccato una mensola al suo posto. E così tolte due pentole e due tazze e qualcosina in più, spesso il cibo devo portarmelo in camera da letto, che ripeto è poco più di un buco. 
Ora penserete che completato l’arredamento, seppure con le citate ‘supposte’, tutto sarà stato in discesa... purtroppo no, perchè qualche giorno dopo ho ricevuto un messaggio sotto la porta da parte dell’anziana della terza stanza che era stata contattata dall’Housmeister per una grossa perdita d’acqua nelle cantine proveniente dal mio bagno! Ma questa è un’altra storia...

domenica 4 dicembre 2011

Trovo casa... finalmente!


Come accennato nei capitoli precedenti, la ricerca ha avuto le sue grottesche peculiarità, ma di sicuro non è stata ‘estenuante’, nel senso che le visite giornaliere sono state mediamente inferiori alle due. Questo ha fatto si che spendessi molto tempo ad informarmi su internet (impossibile vivere all’estero senza questo prezioso mezzo, fonte inesauribile di conoscenze e di esperienze vissute, meglio ancora se pronto all’uso su uno smartphone), frequentando forum e soprattutto facebook coi tanti gruppi di italiani all’estero.
Uno su tutto mi ha spiazzato per tempismo e celerità nel fornirmi qualsivoglia informazione: Italiani a Berlino. Il nome dice tutto: trattasi di un gruppo che ha un corrispettivo sito internet a cui fa capo una signora italiana che si occupa di ‘intermediazione immobiliare’ mettendo in contatto chi cerca casa con chi la offre (agenzie, privati, ...) in cambio di un’alta anche se onesta parcella che onestamente non ero disposto a pagare (fosse altro perchè all’inizio non avevo la certezza di restare qui a Berlino). Alla fine, vista la situazione disperata, ho scritto un’email a questa sito internet chiedendo aiuto e specificando il mio budget. 
Loro mi hanno proposto una bellissima casa ma, e siamo di nuovo ai ‘ma’ costanti tedesche, nemmeno il tempo di capire dove si trovava sulla mappa che l’avevano già affittata. Questo dovrebbe darvi una misura della situazione ‘cerco-casa’ di questa bellissima e folle città.
Forse per la situazione che trapelava dalla mia email, forse per un leggero senso di colpa, o (quasi sicuramente) per pietà, la gentile signora mi ha fornito il contatto di una sua conoscente italiana che voleva affittare due stanze ognuna della quali provvista di bagno e cucina indipendenti.
Condizionato dall’impellenza dell’inizio del nuovo lavoro e dalla necessità del trasloco, dall’affitto proposto che rientrava nel mio budget, dall’indipendenza della soluzione, dalla vicinanza al centro e all’ufficio per non parlare della U-Bahn, e dall’italianità della padrona di casa e dell’agente, alla prima visita ho deciso immediatamente di prenderla (anche perchè vi ho già descritto come sono le tempistiche fulminanti da queste parti)!
Col senno di poi mi chiedo davvero come ho fatto... nessuna persona razionale l’avrebbe affittata nelle condizioni in cui era, ma la disperazione è pessima consigliera.
Passo brevemente a descrivere ciò che ho preso in affitto: l’appartamento è in zona Mitte, al piano rialzato che da’ sulla strada principale che da un lato porta ad una grossa chiesa, mentre dall’altro alla fermata della metropolitana. Tutto il muro che da sulla strada è costituito da finestroni affiancati (due per stanza da letto).
Cose che avrei immediatamente dovuto appurare ma che ho bellamente trascurato:
  1. Traffico e rumorosità della strada.
  2. Grado di isolamento termico e soprattutto acustico delle finestre.
  3. Presenza di serrande, persiane e tende vista l’altezza dal marciapiede non proprio a prova di sguardi indiscreti.
Arrivati fuori all’appartamento, l’agente mi fa presente che ‘al momento’ non dispone della chiave del portone principale di ingresso e che per tanto deve chiamare l’unica inquilina che c’era per farsi aprire. Le camere ‘indipendenti’ infatti sono tre, di cui una affittata da prima della caduta del muro, e le altre due sfitte per vicissitudini che ho appreso solo in seguito. L’inquilina della terza stanza è una signora di 60-65 anni tedesca e con la gentilezza e i modi di fare (oltre alla corpulenza) di un orso bruno svegliato bruscamente dal suo letargo. Anche in questo caso, elenco delle dimenticanze del momento:
  1. Tempistiche di copia della chiave del portone in mancanza della quale come entro a casa?
  2. La signora della terza stanza parla inglese? Potrebbe risultarmi difficile conversare con lei, soprattutto qualora fossi chiuso fuori in attesa che lei mi apra il portone.
  3. E, cosa importante, perchè l’agente telefona alla signora invece di citofonarle o suonare alla porta?
Entrati in appartamento mi vengono mostrate le due camere, delle quali una aveva la cucina dentro la stanza e il bagno lungo il corridoio, mentre l’altra aveva bagno in camera e cucina fuori. L’unica che dispone di tutto nella stanza è quella della signora. Entrambe le stanze avevano pregi e difetti, perchè se è vero che avere il bagno in camera da letto è una soluzione più naturale dell’altra, proprio il bagno occupa un quarto della stanza che in totale rasenta i 16 metri quadri, quindi quasi un buco. L’altra stanza invece ha una cucina minimale chiusa in un mobile, ma senza frigorifero (che comunque davo per scontato sarebbe stato comprato visto lo spazio vuoto ad esso preposto) e con un misero pozzetto e due sole piastre elettriche di cottura. Il bagno inoltre è davvero striminzito e senza doccia, al contrario dell’altro che è grosso, nuovo (solo dopo ho scoperto che era apparenza) e con doccia. Inoltre avendo il bagno in camera mi sembrava possibile installare una lavatrice (anche per gli spazi). Il vantaggio di non avere un grosso bagno in una piccola stanza è quello di avere una stanza naturalmente più grande. La cucina esterna dell’altra stanza veniva data completa di elettrodomestici (quattro piastre più forno, cappa elettrica e frigorifero con ghiacciaia).
La camera da letto invece aveva solo un mobile guardaroba, una console anni 50 e due divani con una poltrona coordinata più o meno della stesa epoca del mobile.
Domande a cui avrei dovuto avere immediata risposta:
  1. Dove dormo? E soprattutto come (visto che non ci sono tende, persiane e\o serrande alle finestre)?
  2. Gli elettrodomestici della cucina funzionano? E soprattutto in che condizioni sono?
  3. C’è internet? O per lo meno tutto ciò che serve per installarlo?
Alla fine, come forse si è già intuito, ho scelto subito la stanza con bagno in camera ma avrei contrattato con la padrona di casa per tutto ciò che mancava (lavatrice, letto, tende, internet).
Tutte le domande senza risposta, le mie distrazioni e le mie superficialità, invece le avrei pagate profumatamente in seguito!

domenica 27 novembre 2011

Cerco casa disperatamente... ma non i coinquilini (parte seconda)!


La seconda email a cui avevo ricevuto risposta era per una casa la cui proprietaria era una pianista bulgara. La visita era prevista per il giorno successivo a quella raccontata nel post precedente. Ovviamente, dato il mio primo contatto con gli ‘artisti’ berlinesi temevo il peggio... ma in fin dei conti non andò così male, tant’è che tenni quest’opzione valida fino alla fine! Arrivati all’appartamento siamo stato accolti da una giovane studentessa francese in erasmus qui a Berlino fino ad Aprile 2012. L’abitazione presentava i connotati tipici di una WG (casa in condivisione) berlinese... tanto disordine, mobili che nulla avevano a che vedere l’uno con l’altro (compreso un pianoforte a coda nell’ingresso), pulizia sommaria e anche qui l’offerta di una bella camera grande e spaziosa ma praticamente spoglia! Quello che più mi ha frenato dal prendere questa casa è stato il prezzo, davvero esoso (480€ al mese).
Quando abbiamo chiamato la pianista (io ed il mio amico tedesco-fono) ci aveva informato di un’altra sua abitazione in affitto più economica e se fossimo stati interessati ci avrebbe fornito l’indirizzo dopo la visita della prima casa. Abbiamo telefonato e ritelefonato ma non abbiamo avuto più risposta. Alla fine un’altra giornata era passata e di altre visite manco l’ombra, inoltre il mio amico il giorno dopo doveva tornare a lavoro per cui mi sarei dovuto avventurare da solo.
Nei giorni a seguire ho concluso altre cinque visite, mediamente una al giorno, davvero poche e sinceramente faticavo sempre più a vedere la luce in fondo al tunnel delle case in condivisione...
Il primo di questi ultimi appuntamenti è stato un casting vero e proprio: casa aperta da ora x a ora y per tutti coloro interessati alla visita, con tanto di compilazione di scheda di valutazione da parte della proprietaria. Quest’ultima era una giovane mamma tedesca di un figlio di dieci anni, divorziata e con il pargolo dal padre nei weekend; offriva una minuscola camera con due mobili Ikea, la cucina e il bagno in condivisione con lei e il figlio (non oso immaginare la mattina). La sala invece era off-limits. Durante la visita, la proprietaria ci ha fatto molte domande prendendo appunti, comprese cose personali tipo situazione sentimentale, lavoro e durata del contratto. Quello che mi ha colpito è che di dieci e più persone che eravamo, lei si è focalizzata solo sui maschi (tre, compreso il sottoscritto) e soprattutto su quelli che lavoravano. Sarà la mia innata malizia, sarà che ancora non comprendo il carattere tedesco, ma io me ne sono andato in tutta fretta! Senza contare che vivere in uno sgabuzzino non fa per me.
La seconda visita ha toccato la mia sensibilità. L’appartamento era a Charlottenburg, quartiere notoriamente tranquillo e popolato da anziani. Arrivato fuori dal palazzo il proprietario non era in casa e così durante l’attesa mi sono concentrato sulla costruzione che avevo davanti. Devo essere sincero, pareva in tutto e per tutto un ospizio di quelli che abbiamo in Italia (o casa di riposo che dir si voglia): c’era tutto, dal bocciodromo alle sedie a sdraio con cuscini sul prato curatissimo. Quando è arrivato il ragazzo (mio coetaneo) ho avuto parziale conferma di quello che sospettavo, infatti era su una sedia a rotelle. Fortunatamente parlava molto bene inglese, così abbiamo potuto conversare tranquillamente nel lungo tragitto (davvero infinito) verso il suo appartamento.
Mi ha spiegato che quelle sono costruzioni particolari, prive di barriere architettoniche, che il comune di Berlino (o lo stato tedesco) fornisce agli invalidi. Stiamo parlando di un complesso che poteva avere almeno 200 appartamenti, davvero impressionante! Inoltre l’ospedale era dietro l’angolo, il che non era poco vista la natura degli inquilini.
Nel suo appartamento viveva già un altro ragazzo in affitto, ma ci viveva anche il suo cane che lui mi ha premurosamente descritto come ‘iperprotettivo’. Vi assicuro che era un complimento! Aperta la porta ci si è sbarrato davanti una specie di orso (ricordava nelle fattezze un dobermann, ma doveva essere un meticcio) che non ha fatto altro che digrignare i denti e abbaiare per tutto il tempo.
La camera era carina, ben arredata (da non crederci!), così come tutta la casa. L’affitto era equo e anche se tutta l’appartamento era attrezzato per i bisogni del suo proprietario, la cosa non mi turbava, anzi... fece riemergere tutti gli anni di croce rossa della mia adolescenza! Il problema, e non mi vergogno ad ammetterlo, era il cane. Ad un certo punto tanto si stava facendo aggressivo che il padrone ha dovuto chiuderlo in uno stanzino. Mi sono immaginato a dover ospitare qualcuno in quella casa, anche solo per cena... Insomma alla fine ho deciso di continuare la mia faticosa ricerca.
La terza visita era un altro casting previsto alle 21 di sera, fortunatamente il mio amico per quell’ora poteva accompagnarmi. Arrivati li c’era un altro visitatore che però è andato via rapidamente, quindi siamo rimasti solo noi e i due inquilini, entrambi attori (piena di artisti questa Berlino!), un lui ed una lei che però non erano una coppia. La casa era davvero particolare, ed è stata la prima in cui mi hanno chiesto di togliere le scarpe! Effettivamente il pavimento era fatto di un bellissimo legno grezzo. La camera era non troppo grande, col materasso per terra ed ovviamente spoglia degli arredi, ma la sala era veramente bella e accogliente, molto grande con un tavolone gigante e piena di divani (provenienti dalla strada?) ma che dava un senso di calore quasi da pub! La serata è stata anche piacevole, siamo restati li a chiacchierare del più e del meno fino alle 23, e la conversazione si è accesa un attimo quando ho malaugaratamente tirato fuori il discorso ‘Berlusconi’. Posto che non credo di essergli piaciuto, anche i due attori mi hanno dato la sensazione di essere molto distanti dal mio stile di vita, e infatti non mi hanno mai richiamato!
La quarta visita è stata per una camera in un appartamento in cui viveva una conoscente del mio amico. Camera bella, casa idem, ci siamo trovati molto a nostro agio, ma anche qui credo che abbiano percepito una differenza di stile di vita notevole! Erano tutti studenti sotto i 25 anni e infatti nella risposta mi hanno detto di aver trovato un altro studente!
La quinta e ultima visita è stata in una casa quasi completamente vuota (qualche scarno arredo e la cucina) per cui il proprietario cercava quattro persone. Io ovviamente ero interessato ad una stanza ‘singola’ e infatti gli ho detto che mi sarei accollato l’affitto di due persone. Questa casa non era male, appena fuori dal ring, e infatti l’ho tenuta come seconda opzione insieme a quella della pianista bulgara.
A queste visite ci sarebbe da aggiungerne una a Wedding in cui l’inquilina ha ben pensato di non farsi trovare in casa o di  non aprire la porta, ma la peculiarità di questa ‘gita’ è stato il mio primo contatto con il quartiere. Ora ovviamente non si può generalizzare, ma il luogo in cui si trovava la casa dell’annuncio era davvero orrendo; scendendo le scale abbiamo incrociato una donna a cui abbiamo chiesto lumi sull’appartamento che avrei dovuto visitare. Lei stessa ci ha detto che quel quartiere era pieno di zingari che li aveva svaligiati più di una volta e per tanto doveva venire lei a riaprirci il portone altrimenti saremmo rimasti chiusi li dentro. 
Insomma la ricerca non era certo finita... 

domenica 20 novembre 2011

Cerco casa disperatamente... ma non i coinquilini!


Come raccontavo nel precedente post, l’importante non è tanto scegliere la casa in cui voler abitare ma è soprattutto essere scelti da chi in quella casa ci abita già! Il punto però, che forse qualche volta gli stessi coinquilini trascurano, è che anche loro dovrebbero piacere a voi, in fin dei conti sono le persone con cui vivrete.
Ed è per questo che alla fine ho optato per una soluzione autonoma, oltre al fatto che oggettivamente non ho superato nessun ‘casting’, e sinceramente per nessuno di questi mi sono strappato i capelli.
Anche in questo caso è opportuno un piccolo prologo. Ho avuto indicazione di diversi siti internet, ma alla fine la scelta è stata obbligata: http://www.wg-gesucht.de. Purtroppo è l’unico sito che è usufruibile anche in inglese, ed è quello che ha il più alto numero di annunci e il miglior motore di ricerca con ogni genere di filtro possibile. 
Una settimana prima di arrivare a Berlino, ho deciso che potevo cominciare a concordare appuntamenti per quando sarei arrivato in Germania. Ho mandato le mie buone venti email e ho avuto due sole risposte, di cui una per fissare una visita la sera stessa del giorno del mio arrivo, ovviamente accettata.
Come direbbe il detto, se il buon giorno si vede dal mattino... beh avrei già dovuto capire tutto. 
Arrivo a Berlino con tutto lo stress pregresso del caso, tempo di poggiare le valige a casa di un amico e con lui mi reco al fatidico primo appuntamento. Bel quartiere, a due passi da una stazione della U-Bahn, il mio amico mi informa che è uno dei posti più gay-friendly della già apertissima Berlino. Arriviamo al palazzo, bella costruzione che si affaccia su una corte interna salvaguardandone la silenziosità. 
Suoniamo e saliamo al piano indicatoci. Chi si presenta alla porta non era esattamente chi mi aspettavo dall’annuncio, poichè qui hanno anche la bella abitudine di indicare età minima ed età massima della persona ricercata, e per quell’annuncio ricordo bene che si richiedeva un’età massima di trentacinque anni, il che ingenuamente mi fece supporre che anche l’autore dell’annuncio avesse su per giù la stessa età. Ovviamente non era così.
Alla porta si affacciò un uomo di una certa età (cinquanta-sessant’anni) che purtroppo non parlava inglese, il che mi fece abusare del mio amico in qualità di traduttore. 
Entrammo nella casa e li mi accorsi di altre due peculiarità dell’inquilino: puzzava parecchio (e sull’igiene da queste parti potrei scriverci un libro) e aveva una gamba di legno. Questo particolare non era ovviamente un problema per me, ma era curioso in quanto l’arto artificiale durante il movimento scoreggiava, proprio così, emetteva quel classico rumore che in linea di principio facciamo in solitudine. 
Mentre il mio amico parlava col tizio, io mi affaccendavo nell’osservazione della casa. L’unica cosa che sapevo a prescindere dall’annuncio è che l’autore era un poeta (strana professione, ma a Berlino ho conosciuto molti ‘artisti’), e la casa ne rifletteva lo spirito creativo. Libri accatastati ovunque, immagini e foto d’epoca appese su tutti i pochi spazi vuoti sui muri, arredamento d’epoca (diciamo ‘vecchio’) ma comunque niente di strano in confronto alla stanza che veniva affittata.
Ero stato avvertito del fatto che i tedeschi non si formalizzano più di tanto sull’arredamento, e che molte camere vengono affittate spoglie o magari è il precedente inquilino che rivende i mobili al successivo; inoltre il letto spesso è un materasso buttato per terra sul parquet o sul laminato e niente più. Beh, questa camera prendeva il peggio di tutto questo! 
La stanza era quasi del tutto spoglia e comunque molto spaziosa. Il problema era una specie di rialzo triangolare su un angolo della camera a cui si accedeva con due scalini: in mezzo c’era scavato un buco fino al livello del pavimento e dentro c’era un materasso. Praticamente il letto aveva la connotazione di una tomba.
A quel punto, chiarito che mai e poi mai avrei dormito li, ho preso il mio amico e siamo andati via.
Purtroppo le sorprese non erano finite, in quanto durante tutta la visita il padrone di casa aveva parlato con il mio accompagnatore in tedesco e per tanto all’uscita dal ‘cimitero’ ho chiesto lumi in merito alla chiacchierata. 
Il mio amico, sollevato quanto me dalla fuga, mi riferì che il simpatico uomo gli disse quasi subito di essere omosessuale, e fin qui nulla di strano, ma soprattutto che, pensando che noi due fossimo una coppia, forse saremmo stati interessati a qualcosa di non meglio specificato e che soprattutto ci saremmo ‘sicuramente’ rivisti. Il che suonava (e suona tutt’ora visto che ho il terrore di rincontrarlo) come una minaccia.
A questo punto se qualcuno stesse pensando che quanto detto finora sia un racconto romanzato e non troppo verosimile, allora potete solo fidarvi di me: è tutto vero, senza aggiunte.

domenica 13 novembre 2011

Cerco casa disperatamente... per viverci!


Arrivare a Berlino ad inizio ottobre sapendo già di dover cercare una camera \ casa in una settimana non è una buona idea! Il primo motivo, banale ma sconosciuto ai più, è che ad ottobre ricominciano i corsi universitari e quindi frotte di studenti si precipitano nella capitale alla ricerca di un buco in cui vivere durante i mesi di studio. La cosa mi ha sconcertato doppiamente, perché non immaginavo che aspettassero ottobre per cercare casa e soprattutto che ci fosse una richiesta così elevata. Nella mia ingenuità pensavo che fondamentalmente solo i berlinesi frequentassero le università berlinesi (o per lo meno la maggioranza) e che quindi non necessitassero di una casa. Inoltre (prassi forse solo italiana) pensavo che solo le matricole avrebbero avuto necessità di cercarsi un appartamento, poiché (da ex studente universitario) una volta trovata la casa giusta mi aspetto che rimanga la stessa fino alla laurea (a meno di disastri). E invece no. I ragazzi qui vanno via di casa presto: in primis lo stato aiuta gli studenti che desiderano vivere e mantenersi da soli, e in secondo luogo Berlino è una megalopoli per cui se la tua famiglia vive ad est e la tua università è a ovest, pur potendo contare su un efficiente sistema di trasporti pubblici, rischieresti comunque di passare due o più ore al giorno sui treni \ bus tra andata e ritorno. E stando a quello che mi dicono, quando qui arriva il freddo è meglio abitare vicini, molto vicini!
Il secondo motivo che fa della ricerca della casa un’impresa disperata a prescindere, e che si ricollega alla massa studentesca ‘homeless’, è che in Germania la casa viene vista come una sorta di dormitorio, e come tale viene ceduta in affitto con una facilità estrema anche solo per 15 giorni (magari durante il periodo di vacanza), ma anche un mese o due.
Per cui gli annunci spesso hanno questa natura ‘precaria’ che per una persona che decide di stabilirsi permanentemente a Berlino non sono proprio l’ideale. Questo richiama il discorso precedente perché molti studenti, finiti i corsi, spesso fanno le valigie e se ne vanno per poi tornare a inizio del nuovo anno accademico, tanto la loro camera verrà facilmente affittata anche solo per un mese! Ma questo fa si che molti debbano ricercarsi casa ad ogni cadenza universitaria!
Ovviamente, cercando di essere un po’ previdente, ho cominciato a dare una sbirciata agli annunci anche da un mese prima del mio arrivo a Berlino. Tempo sprecato e corro a spiegarvene  la ragione. La vostra presenza è quantomeno necessaria perchè, come si accennava prima, le case e le camere vanno via come il pane, quindi se oggi trovate un annuncio che vi interessa, dovete chiamare immediatamente (l’email è spesso inutile) e probabilmente dovrete recarvi di li a poco all’indirizzo bramato. Questo anche se l’affitto partirà effettivamente dopo un mese, poichè dovrete sostenere il famigerato colloquio, che io chiamo ‘casting’. Avete capito bene, se dio vi assiste verrete selezionati tra cinque, sei o più candidati! Mettete il vestito migliore che avete, il profumo più costoso, armatevi del vostro sorriso durbans condito di charme e simpatia, e recatevi dinanzi agli inquilini dell’appartamento dei vostri sogni. Ovviamente sto esagerando, perchè in realtà quello che dovrete essere dipenderà proprio da chi avrete davanti. Se l’appartamento è multietnico probabilmente il fatto di essere italiani verrà visto come un aggiunta al meltin pot domestico e quindi sfoggiando la vostra italianità e voglia di conoscere nuove culture avrete ottima possibilità. Se è di tedeschi allora la vedo dura, almeno nel mio caso spesso erano o molto giovani (e quindi in cerca di uno studente) o molto vecchi (in cerca di... ve lo racconto dopo!). Insomma è davvero ardua, perchè dovrete piacergli a tutti i costi, sarete il loro prossimo coinquilino in fin dei conti. E vi assicuro che la cosa dopo due o tre volte diventa estenuante, figuriamoci dopo dieci o venti!
Ah... dimenticavo! Prendete quello che ho scritto con le pinze, perchè io alla fine non ne ho passato nessuno di questi colloqui, e gli annunci online non sono serviti, mi sono rivolto ad una agenzia immobiliare... ITALIANA!!!

domenica 6 novembre 2011

Cerco casa disperatamente... per i documenti!



In questo momento una casa ce l’ho, ma ho voluto aspettare un po’ per poter raccogliere tutto quello che è successo in queste settimane e metterlo in parole su questo blog.
Partiamo dal principio: sono arrivato a Berlino ad inizi ottobre senza una casa e con il lavoro che sarebbe iniziato la settimana successiva. Per il lavoro mi è stato richiesto un documento in particolare, ovvero la ‘carta delle tasse’ che attesta la fascia di tassazione per il governo tedesco e serve al datore di lavoro per liquidare lo stipendio al netto di contributi. Inoltre, anche se non direttamente correlato al lavoro, mi è stato chiesto dalla responsabile del personale di sottoscrivere un’assicurazione sanitaria privata detratta direttamente dalla busta paga, probabilmente per la copertura in caso di assenza dal lavoro per malattia.
Ora per questi due fondamentali documenti (per lo meno per il mio lavoro) occorre a priori il cosiddetto ‘Anmeldung’ ovvero un certificato che attesta la residenza nel ‘comune’ di Berlino. Una volta rilasciato questo documento occorre attendere che venga inviato per posta un codice detto ‘Abgabenordnung (AO)’ ovvero il fatidico ‘Codice Fiscale’ tedesco.
Questo codice viene richiesto per la compilazione della carta delle tasse (tanto per cambiare).
Ora vi sarà chiaro che avendo io solo una settimana per fare tutte queste malefiche carte (che vi assicuro richiedono molto, ma molto tempo tra file e spostamenti per uffici vari) e dovendo aspettare anche posta per completare i successivi documenti (avendo presente le poste italiane temevo di dover aspettare mesi...) avevo una certa fretta!
Ma, e ci sarà sempre un ‘ma’ in Germania, per ‘anmeldarsi’ nell’ufficio competente (ce n’è uno competente per ogni quartiere) occorre ovviamente trovarsi casa e avere un documento (meglio se un contratto d’affitto) che attesti che voi vivete lì. Successivamente ho scoperto che molti si ‘anmeldano’ a casa di un amico (basta che quest’ultimo vi favorisca una carta in cui dichiari che voi vivete da lui) in attesa di una vera e propria sistemazione, ma visto che ogni volta che cambiate indirizzo avete l’obbligo di ri-anmeldarvi nell’ufficio competente, e visto che il tempo richiesto è estremamente lungo, io personalmente sono contento di non essere ricorso a questo trucco.
Per cercare casa, è inutile negarlo visto che siamo quasi nel 2012, il mezzo più veloce è internet. Se siete fortunati e avete un amico che vi lascia usare oltre al suo divano anche la sua connessione allora non avrete problemi, in caso contrario ci sono moltissimi bar che hanno il wifi gratuito (molti vi daranno la password solo dopo una consumazione) o addirittura le loundry-service (le lavatrici a gettoni) spesso hanno un hot-spot!
Della ricerca della casa ne parlerò dettagliatamente in un successivo post, ma vi basti sapere che di decine di email mandate (in inglese e successivamente in tedesco) ho ricevuto risposta da pochissimi, al contrario delle telefonate (in molti annunci viene riportato il numero di telefono del locatore) che hanno avuto mediamente un 50% di risposte. Questo per dirvi che avete ASSOLUTAMENTE bisogno di una Sim tedesca che vi permetta di telefonare a costi contenuti dal vostro cellulare, ed eventualmente (se il vostro fiammante smartphone ve lo consente) di controllare annunci ed email in giro, a patto di avere una flat dati. Ma, e come vi dicevo arriva sempre il ‘ma’, per attivare una sim tedesca vi serve un indirizzo tedesco! Il trucco però c’è, e in questo caso è poco furbo:
basta comprare una Sim prepagata attivabile online (per esempio quelle FONIC sono in vendita nei Rossmann di tutta la città) e durante l’attivazione fornire un indirizzo di un amico o totalmente falso. Almeno fino ad ora nessuno si è preso la briga di accertare la veridicità di quanto ho dichiarato! E comunque dal sito internet di FONIC (che per il momento è il mio operatore e che NON consiglio) potete cambiarlo in qualsiasi momento. 
Come vedete posso sfatare un mito: la burocrazia peggiore non è in ITALIA!