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venerdì 9 gennaio 2015

Imparo il tedesco a Berlino - Le scuole di lingua

Oggi, in questa grigia e tetra giornata di gennaio, voglio parlare di un argomento che porterà il mio umore ancora più in basso: il tedesco (inteso come lingua germanica).
La tediosa e superficiale domanda che solo chi non ha mai vissuto in Germania costantemente mi propina è: ma sto tedesco te lo sei imparato?
Ebbene la risposta a distanza di tre anni è NO. E sottolineo OVVIAMENTE NO.
Partiamo dal presupposto che i limiti
sono miei, ma anche della vita che conduco.
In primis, io sono arrivato a Berlino senza saper neppure scrivere “ja” (e infatti lo scrivevo “ya”) a trent’anni suonati senza mai essermi posto il problema di studiare tedesco, e quindi dovendo partire da zero e con un blocco mentale notevole.
In secondo luogo il tempo a disposizione è quello che è, lavorando tutto il giorno e considerato che il sabato e la domenica le scuole sono chiuse. Io a scuola ci sono sempre andato, e dopo il lavoro vi assicuro che la capacità di concentrazione svanisce al primo olezzo di cibo (e la mia attuale scuola ha un ristorante annesso quindi l’eventualità è tutt’altro che rara).
Infine, mettiamoci pure che la città in cui vivo e il mio lavoro non rendono il tedesco una necessità stringente, a patto di sapere l’inglese. Inutile ripeterlo, ma il fatto che la città sia stracolma di stranieri fa si che l’inglese sia molto diffuso, per non parlare dell’italiano, che impera anche nei luoghi più impensabili. Insomma sopravvivo benissimo col mio poco tedesco.
Ma questo vuole essere un post sulle scuole di lingua e non sulla mia pigrizia.
Anno domini 2011, appena arrivato a Berlino, da neofita quale ero mi iscrivo alla scuola più famosa dopo il CEPU, il Goethe Insititute, livello A1.
Era un corso pseudo intensivo, tre volte a settimana (lunedì, martedì e giovedì)  per tre ore (dalle 18 alle 21) per 6 settimane. Nonostante fossi appena arrivato, nonostante il nuovo lavoro, nonostante il fatto che la casa in cui ero rappresentava una fonte inesauribile di casini (vedere post precedenti), devo ammettere che é stato un corso valido, molto valido. Il merito é andato all’insegnante, davvero paziente e bravissima nel celare il fatto di conoscere l’italiano meglio di me, e alla mia ignoranza in materia (é facile riempire un vaso vuoto). Difetti: il costo spropositato (600 euro), la fatica (a volte tanta) e la presenza di italiani per classe (più di metà) che però sono tuttora i miei migliori amici.
Arriviamo al 2012, mi dico che in fin dei conti la precedente esperienza non era stata male, e mi iscrivo anche al corso A2, forte della presenza dei precedenti compagni italiani, ormai divenuti amici (il voler imparare il tedesco perché ci sono i tuoi amici italiani in classe NON é mai una buona motivazione, annotatevelo!). Purtroppo dopo aver pagato i 600 euro, arriva l’amara sorpresa: non é stato raggiunto il numero di iscritti e così mi hanno spostato nel corso meno intensivo (ovvero 2 volte a settimane, martedì e giovedì, stesso orario ma per 8 settimane). A questo si somma il fatto che l’insegnante non era più la stessa, bensì un insegnante tutto sommato decente, ma sostituito dopo sole 2 settimane con un’anziana signora chiaramente non tedesca, e chiaramente non brava quanto i precedenti insegnanti. Morale della favola: due mesi persi a parlare di code alla vaccinara durante la lezione! Ma per il Goethe ero abile per l’A2 e quindi certificato ottenuto.
Finito il corso, mi sono scoraggiato parecchio, anche in virtù del costo, della fatica e del fatto che più passavano i mesi a Berlino e più italiani conoscevo, soprattutto a lavoro.
A quel punto fu proprio l’azienda per cui lavoravo a sorprendermi, mettendo un’insegnante di tedesco a farci un corso di 2 ore una volte a settimana, dopo il lavoro ovviamente.
Il corso durò circa 4 mesi, e seppure non servì a molto, data la disparità di livello degli elementi in classe, mi fece apprezzare l’insegnante che mi consigliò la scuola dove lei abitualmente insegnava, ovvero la GLS.
Arriviamo al momento in cui mi sono ritrovato per tre mesi a spasso, correva l’anno 2013; l’azienda che mi mise alla porta mi pagò una degna buona uscita per non denunciarla, e in più avevo il mio sussidio di disoccupazione. Mi dico: ora hai tempo e soldi, investili seriamente in una scuola full-time di tedesco. E così mi iscrissi finalmente alla GLS per l’intensivekurse (5gg a settimana, 7 ore al giorno divise in 2 di grammatica, 2 di vocabolario e 3 il pomeriggio di conversazione). Inizialmente optai per soli due mesi, dato il costo esorbitante (2000 euro), e il livello in cui venni ammesso: nuovamente A2, ma la cosa non mi sorprese, e mi diede ulteriore misura dell’attendibilità del Goethe, che rimane tuttora il certificatore ufficiale. Inutile dirvi che in due mesi presi il B1 e la scuola funzionò egregiamente. Nulla, e sottolineo nulla da recriminare. Ogni centesimo pagato fu abbondantemente ricompensato. Tornavo a casa e mi trovavo a pensare in tedesco lungo la strada; andavo nei negozi e parlavo tedesco (pur conscio die miei limiti) senza alcuna vergogna; mi trovai a comprare libri di narrativa in tedesco. Ma mi mise davanti a tutti i motivi che avrebbero fatto si che il tedesco non lo avrei più imparato a meno di continuare a frequentare quel tipo di scuola. Io imparai tanto tedesco, e parlai tanto tedesco per due motivi fondamentali: classe formata da 5 elementi (di cui io ero il solo italiano) e immersione totale in un ambiente tedesco in cui l’inglese non era tollerato, ne parlato.
La vita infatti mi portò nuovamente in ambienti dove italiano e inglese la facevano da padroni, e nel mentre lasciai pure Berlino per 3 mesi alla volta della Bulgaria. E così quel poco di buono che avevo imparato in quei due mesi svanì in quasi un anno di fermo totale.
Arriviamo al 2014, siamo già a Maggio. L’azienda che mi ha assunto mi ha fornito come benefit il pagamento di una scuola di tedesco a mia scelta per 6 mesi, e forte della mia precedente esperienza decisi di iscrivermi nuovamente alla GLS, corso serale da due volte a settimana (martedì e giovedì) per due ore. Purtroppo non ho potuto fare di più, vista la distanza della scuola dall’ufficio, che mi ha costretto ad uscire un’ora prima dal lavoro nei giorni di corso. Ho finito anche il B2, ma ammetto di non ritenermi soddisfatto, fosse altro per lo scarso impegno che ho dedicato al corso. La stanchezza aumenta e con essa anche il malumore. Durante i mesi di corso, per altro ci é stata messa a disposizione un’insegnante di tedesco a lavoro, una volta a settimana per un’ora e in pausa pranzo. Inutile dirvi che un corso fatto così non serve quasi a nulla.
Concludo questo post tristissimo consigliandovi quanto segue: il tedesco si impara stando coi tedeschi e imponendosi di parlarlo. Una scuola serve coi dovuti limiti, in fin dei conti il tedesco come lingua é un insieme di regole grammaticali che potete studiare da soli su un buon libro. Se avete tempo e soldi, investite almeno 3-4 mesi (di più é meglio) in un vero corso intensivo. 

Io credo che mi butterò sullo spagnolo. Pace.

martedì 30 dicembre 2014

Ciao 2014, aspettando con ansia sto' 2015

Siamo alla fine del 2014 e ho davvero bisogno di riordinare le idee accumulate nei 12 mesi passati, e scriverne mi aiuta molto.
Generalmente divido la mia vita in bene e male, ma questa volta voglio pensare l’anno passato ordinato in due categorie: ho fatto e avrei voluto fare.
Partiamo dall’ “avrei voluto fare” col dire che se può suonare come un elenco di rimpianti, in realtá vuole essere un monito ad imparare dalle opportunità sprecate.
Avrei voluto che la mia startup fosse diventata il mio futuro, e soprattutto che fosse stata più simile a me, a come vedo il mio lavoro. Cosi non é stato, e ho la mia buona dose di colpe. Sarei dovuto essere più risoluto e fermo su alcune decisioni. 
Quando ho cercato un nuovo lavoro, avrei voluto seriamente cercarlo fuori Berlino; sapevo che ormai non é più la cittá in cui vedo un futuro lavorativo serio e duraturo. Purtroppo ho visto sfumare una bella opportunità a Stoccarda e anche in questo caso ho la mia buona dose di colpe; in quel momento ho accettato l’alternativa che mi si é parata davanti, a Berlino, che portava con se tutti i difetti di questa città.
Avrei voluto fare di più per la mia salute, il tempo passa e non campo più di rendita da diversi anni ormai. E così uno sfogo trascurato é diventato dermatite; quel chilo in più che “tanto col caldo vado a nuotare e va via” ormai é sedimentato sul mio girovita; per non parlare della palestra, che frequento davvero poco. La mia filosofia é che per impormi di fare una cosa devo pagarla cara, così laddove non arriva il mio senso di colpa (ormai assuefatto a queste situazioni) arriverà il mio estratto conto; motivo per cui mi sono iscritto ad una palestra carissima con tutti i corsi del mondo inclusi, ma neanche questo ha sortito gli effetti sperati.
Avrei voluto fare di più per il mio “tedesco” inteso come lingua. L’orecchio ormai é abbastanza buono, nel senso che capisco quello che mi si dice, ma la bocca é poco allenata e infatti lo parlo pochissimo. Per il principio di cui sopra, ho speso soldi considerandoli un investimento per l’apprendimento della lingua, ma anche in questo caso, ne una tv nuova, ne la scuola semestrale hanno sortito alcun miracolo.
Infine, avrei voluto provare meno sensi di colpa verso persone che nei miei confronti non ne provano; sentirmi meno vincolato a rapporti che avrei dovuto lasciare andare giá da qualche anno e pulire la mia rubrica da contatti con cui la comunicazione é limitata ai “mi piace” su Facebook.
Nella categoria “ho fatto” partirei coi viaggi, unica vera ragione di vita ultimamente. I miei mesi sono scanditi dall’attesa per il prossimo viaggio e dalla loro organizzazione (forse sin troppo minuziosa). Quello che mi trattiene seduto alla sedia dell’ufficio é soltanto il pensiero che tra poche settimane sarò lí, il luogo esatto non conta, basta essere altrove. E così sono contento per aver girato una buona fetta di mondo, spendendo gran parte dei miei risparmi, ma essendone estremamente felice.
Ho fatto quello che andava fatto per il mio sostentamento, ovvero lasciare andare la mia compagnia che non poteva decollare visti i mezzi a disposizione, e accettare quello che mi permetteva di vivere agevolmente. Sono sceso a mille compromessi per il mio attuale lavoro, ma ne sono fiero. Questa volta la gastrite é stata abbondantemente scongiurata.
Ho dato un bel calcio nel sedere a quel blocco psicologico che faceva si che fossi generalmente restio a parlare inglese in pubblico, convinto del mio accento italico alquanto marcato. E se vi dicessi che c’é chi mi ha detto che lo trova persino simpatico?
Ho imparato a godermi Berlino per altri aspetti che poco hanno a che vedere con il Berghain; a non impormi la stessa routine ogni sabato sera. Da questo punto di vista ho già dato, e non vorrei tornare ai tempi in cui il sabato sera la terna aperitivo-cena-discoteca era un obbligo.
Ultimo ma non meno importante, qualcuno direbbe “in zona Cesarini”, durante l’ultimo mese ho fatto qualcosa per me, e per me soltanto: ho frequentato un corso di fotografia con un vero professionista. E mi é piaciuto un casino.
Direi che per il 2015 riparto da qui, da quello che mi piace e che voglio mi porti ad un futuro fatto di vere soddisfazioni, magari riprendendo anche una mia vecchia ma sempre presente passione: la musica.

E vi auguro di poter fare lo stesso.

lunedì 15 aprile 2013

Chi non muore...

Eccomi di nuovo. Ormai sono stagionale. Pubblico qualcosa ogni 3 mesi.
Potrei giustificarmi, ma alla fine questo blog nasce per raccontare esperienze, quindi mi piace scrivere quando ho accumulato un po' di avvenimenti degni di nota.
Brevemente in questi giorni ho (nell'ordine):
- Chiesto ed ottenuto sussidio statale (burocrazia portami via).
- Frequentato una vera scuola di tedesco (7 ore al giorno dal lunedí al venerdí) per 2 mesi.
- Cercato invano un lavoro decente.
Mi impegno (ma chi ci crede?) a scrivere qualcosa su ogni singolo argomento.
Saluti.